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qualsiasi cosa possa riguardare i miei pensieri sulla RM

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AndForn
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Sempre discussioni relative all'utilizzo della diffusione dopo mezzo di contrasto.

Cercare articoli che dimostrano la fattibilità o meno é spesso fuorviante, perché dipende molto dal contesto in cui sono stati effettuati.

Io parto dal concetto che anche se solo qualche studio ha dimostrato un effetto del gadolino dopo mezzo di contrasto, allora non va fatta.

Certo che se guardo gli studi fatti sull'encafalo, magari per ictus che non prende contrasto allora puo essere facile non vedere variazioni.... ma provate a fare delle immagini comparative su organi o lesioni che prendono contrasto in modo importante...bhe i risultato é ben differente.

Sulla stessa paziente ho eseguito sia delle DWI con soppressione del grasso spettrale che delle DWIBS (che usano sequenze IR). Bhe, gia dalle immagini potete rendervi ben conto della differenza

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Le prime due linee sono DWI prima e dopo (B0, B800, ADC)

le due righe sotto sono le stesse ma fatte con tecnica DWIBS (IR)

Per chi non fosse convinto ho messo delle roi sul parenchima renale posteriore a sinistra.

Ecco i valori risultanti

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Ma quello che più mi fa innervosire é il motivo per cui qualcuno la vuole fare dopo mezzo di contrasto....... c'é veramente un motivo? o é solo per dire qualcosa a caso....?

L'unico motivo che mi viene in mente é il meccanismo di "perdere un po di tempo" per fare le immagini T1 post contrasto, ma direi che si possono trovare altri modi per ottimizzare il tempo di lavoro.

Quindi non fatelo, ma soprattutto non fatelo MAI se avete necessità di avere una valutazione quantitativa della mappa ADC

AndForn
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Le MAV midollari, o anche fistole, sono spesso dei riscontri occasionali di esami RM previsti per altri sospetti clinici e possono diventare un problema devono essere gestite nell'immediato da personale non preparato. Anche io negli anni passati ho dovuto fare esami diagnostici completi su casi come questi e sinceramente non posso dire che siano sempre venuti molto bene, per svariati motivi che descrivo di seguito.

Innanzitutto per inquadrare velocemente una malformazione midollare basta dire che si presenta con strutture vascolari dilatate, in sede intradurale extra o intramidollare. Possono essere piò o meno estese e spesso provocano un risentimento sul midollo che può avere aspetto edematoso. Depositi di sangue coagulato si possono verificare in seguito ad emorragie, spesso sono eventi che si fanno sentire clinicamente.

Diventa quindi inutile sapere come studiarla se non sappiamo riconoscerne i segni sulle sequenze classiche, perchè il protocollo di studio deve essere reimpostato già dopo la prima sequenza.

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Allora, se voi durante uno studio anche settoriale del rachide vi trovate in T2 un aspetto biancastro diffuso del midollo e con delle serpentine nere (sono dei vasi) che navigano nel LCR allora siete probabilmente davanti ad una fistola, o almeno dovete sospettarlo.

Innanzitutto dovete completare tutta la cavità rachidea, per definire l'estensione del risentimento midollare e per vedere eventuali altre strutture vascolari dilatate.

Si deve poi eseguire la T1 perchè nell'esame RM ci deve sempre essere la complementarietà delle due ponderazioni.

Poi delle belle assiali TSE T2 panoramiche ed eventuali AX GRE T2* per ricerca di depositi di emosiderina.

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Qui il gioco si fa duro. Bisogna fare l'angio midollare.

Gioco duro si fa per dire, perchè se il lavoro è impostato correttamente è un'esame che non presenta particolari difficoltà tecniche.

Innanzitutto bisogna dire che sono necessarie apparecchiature moderne, con bobine performanti, perchè le prestazioni incidono molto sulla qualità finale ottenuta.

Qual'è il punto chiave su cui si deve ragionare impostando un'angio midollare? Il punto chiave è che devono essere studiate delle strutture vascolari spesso molto piccole, che si distribuiscono su un campo esteso, e che hanno un flusso spesso rallentato. In più la parte corporea dove si trovano è molto estesa in tutte le direzioni (la larghezza del tronco non è come quella di un avambraccio posizionato in posizione superman).

Visto che solitamente non sono disponibili sequenze già pronte per fare questa angio-RM, ho preso l'angio RM dell'aorta che ha una copertura sia in senso antero posteriore (degli strati) ma soprattutto in senso latero laterale. Questa sequenza è quindi un Gradient T1 3D, eseguita in coronale, sensa soppressioni del grasso in modo da non compromettere la rapidità, e con riempimento dello spazio k dalle linee centrali in modo da avere subito le informazioni di enhancement. Il voxel finale era ovviamente submillimetrico.

Quindi dobbiamo avere la certezza di prendere una fase contrastografica corretta, non troppo precoce e non troppo tardiva. Monitorare l'arrivo del contrasto in quella sede con uno dei metodi classiti di fluoro-rm o simili io lo reputo impossibile, ci si deve quindi basare sull'arrivo in aorta. Nel mio caso ho scelto di impostare il protocollo in modo che sia più matematico e standardizzabile rispetto alle altre angio, ho deciso quindi di usare il TEST-BOLO piuttosto che il monitoraggio in tempo reale. QUindi uno strato assiale sull'aorta a livello del fegato, e calcolo di arrivo di 1cc di mezzo di contrasto iniettato con le stesse condizioni di cui si farà poi il vero bolo. QUindi per esempio il contrasto è passato 11 secondi dopo l'iniezione. E me lo annoto.

Anzi già che me lo annoto ci aggiungo 3 secondi, perchè la vascolarizzazione della zona posteriore tramite vasi di piccolo calibro sarà sicuramente ritardata.

A questo punto la decisione chiave. Quando la faccio partire la sequenza angiografica CE? Non è semplice, ma al giorno d'oggi le macchine permettono di fare sequenze molto brevi e quindi di ripeterle più volte. Io ho quindi impostato un'acquisizione maschera e 5 acquisizioni durante e dopo il bolo di mezzo di contrasto, ciascuna di 13 secondi, arrivando quindi quasi ad una settantina di secondi dopo la somministrazione. A quel punto , in una delle fasi eseguite, il mezzo di contrasto sarà sicuramente passato e anzi, avrò anche ottenuto forse qualche informazione di tipo temporale.

Non ho spinto troppo la risoluzione temporale per non sacrificare il dettaglio di risoluzione spaziale, che in questo caso è molto importante.

Un dettaglio molto importante da considerare è che la posizione del paziente sarà per forza quella standard, con le braccia lungo il corpo. Ma questa posizione allarga la parte anatomica di almeno 15 cm in senso RL, cosa che di sicuro non fa bene alla successiva angiografia, che rischierà di dover essere più lunga oppure ritrovarsi cun un bell'artefatto da ribaltamento del'imaging parallelo proprio al centro del fov, e quindi proprio sul midollo.

Semplicissima soluzione, prima di partire con la maschera basta chiedere al paziente di posizionare le braccia sul ventre, magari con mani fortemente intraruotate per alzare bene fino alle spalle. Ovviamente la stessa cosa può essere fatta anche con dei cuscini appositi all'inizio dell'esame se il paziente non è in buone condizioni per farlo da solo durante la procedura.

QUesta posizione dovrà essere mantenuta solo il tempo dell'angio, quindi 2 minuti.

Parliamo ora della scelta del prodotto da utilizzare. Come già detto qui i vasi da studiare possono essere molto piccoli, quindi ho optato per un prodotto ad alta relassività che a parità di concentrazione rende di più. Ovviamente meglio aumentare un po la dose/paziente, a circa 1,5 volte (io non sono un fun della doppia dose nelle angio, ma in questo caso ci sta.) Risultato 28cc di mdc nel siringone. E altrettanti più o meno di fisiologica pronta da essere spinta dietro.

Faccio l'angio pre contrasto (maschera). Ho quindi iniettato poco più della metà del volume totale di mdc a bolo deciso 3-4ml/sec (non lo so di preciso perchè io lo faccio a mano), il resto lo spingo più lentamente per dare persistenza nel tempo (diciamo circa 1,5cc sec) con dietro poi la fisiologica a flusso sempre moderato ma continuo. Dall'inizio della spinta ho cronometrato quindi i 14 secondi che mi ero scritto faccio, e faccio partire le angio CE che si susseguiranno una all'altra con intervallo minimo.

Tutto questo si può fare da soli, la sequenza si può lanciare da dentro la sala RM, a condizione di riuscire a contare i fatidici 14" (ma potete usare anche il ciu ciu che ha sempre cadenza regolare, nella mia dura esattamente un secondo hahahahahah)

L'angio è venuta bene.

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Mandate un po di sequenze T1 dopo mdc per fare contenti tutti, e fine.

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Ora bisogna ricostruire le immagini, ma questo lo sapete fare tutti.

Prima fate le sottrazioni della maschera da tutte le fasi, in modo da eliminare i tessuti statici.

Poi è preferibile rimuovere l'aorta, perchè quando si faranno ruotare le immagini MIP si proietterà proprio sopra alla MAV.

Poi fate un giro di MIP con asse verticale. Vedrete bene le intercostali e modi "pino di natale"

Poi rimuovete tutto a parte la zona proprio vertebrale e vi rimarrà solo la zona della fistola, senza sovrapposizioni strane con vasi extrarachidei.

Alla fine del lavoro vi accorgerete che probabilmente la fase che vi dimostra al meglio tutti i vasi è la seconda angiografica, quindi ad almeno 30" dopo l'inizio del bolo (ma questo anche perchè abbiamo prolungato il tempo di iniezione). Credits Oscar Brazzo TM

Che altro? Bho? mi sembra tutto. Se per caso mi viene in mente qualcosa lo aggiungo.

AndForn
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Una mia personale idea su come debbano essere posizionati i pacchetti con slice radiali per lo studio del menisco.

Nella figura qui sotto ho evidenziato con differenti colori le differenti zone del menisco mediale (prendendo questo lato come esempio ma ovviamente il concetto può essere riportato sul menisco laterale).

In azzurro la porzione anteriore e posteriore, studiata bene con gli strati sagittali classici.

In rosso la zona media laterale, studiata bane con gli strati coronali.

In giallo invece le due porzioni che vengono studiate secondo un piano non ottimale, e che invece possono giovare del taglio dato dagli strati radiali.

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La rotazione però non può essere eseguita a casaccio, ed è per questo che secondo me il centro del pacchetto non deve essere posizionato al centro del ginocchio (immagini in alto a destra della diapositiva) ma al centro del menisco di interesse, in modo da creare la giusta intersezione.

Nella prima immagine il risultato di una rotazione sul menisco MEDIALE

AndForn
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Devo dire che ogni tanto mi stupisco di quanto la fantasia dell'uomo possa andare lontano, ed avere delle idee così carine anche con i nomi delle sequenze, tipo MOLLY, CAIPIRINHA, FLUTE, SPACE

Ci sono però poi anche una bella serie di stupidaggini, soprattutto relative ai commenti aggiuntivi che vengono messi alle sequenze per distinguerle dalle altre.

Andiamo dal classico TSE T1 +- , che sta a significare mezzo e mezzo non fa schifo ma potrebbe venire meglio, ho anche visto TSE T1 meglio, che si spiega da sola

passando al TSE T1 prova che di certo non rassicura chi guarda poi l'esame.

E si..... qualcuno dopo di noi guarderà l'esame, e aprendo il CD si vedrà tutta una serie di scritte che spesso hanno un significato ben chiaro almeno per chi le legge...... quindi fate attenzione!!!!

I pazienti anche guardano le sequenze, mi è già capitato di sentirmi chiedere perchè è stata fatta una sequenza TSE T1 conflitto neuro vascolare se il conflitto non era nè sospetto nè poi neanche diagnosticato.....

Il peggio viene poi quando alla fine della sequenza vengono aggiunti monignoli strani che però fanno capire quanto tempo ci abbiamo dedicato, TSE T1 fast, TSE T1 veloce, TSE T1 boost o roba del genere..... i medici richiedenti ce ne capiscono anche di sequenze.... quindi.......

occhio.... perchè un nome scritto male si vede subito....

AndForn
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L'altro giorno, come al solito, stavo litigando con il brazzo per questioni di metodo di lavoro sul rachide lombare, e nonostante non mi interessi avere l'ultima parola su un argomento avevo comunque pensato di trovargli una serie di casi in cui i pazienti che erano venuti per "mal di schiena" erano poi andati via con le diagnosi più disparate ma non "ernie"....

Allora inizio l'ennesima lombare che capitava proprio a pennello perchè il paziente aveva un dolore inguinale che era proprio tipico per un problema all'anca e non alla lombare...

in questi casi faccio la solita coronale STIR ma estendo un po' il FOV e gli strati verso la parte dell'anca.....

e infatti......

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BINGO!!

questo glielo rifilo al barese, mi sono detto

ma.......

ovviamente l'angelo della sfiga mi colpisce e....

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te pareva che l'Oscaruzzo del malaugurio non faceva spuntare l'ernia anche li......

quindi?

viva le RM lombari per ernie....

AndForn
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Da quando ho iniziato a lavorare in RM ho sempre amato "smanettare" sui parametri delle sequenze per poter arrivare al miglior compromesso qualità/tempo, e penso, mediamente, di aver raggiunto un buon livello qualitativo delle immagini.

Capita però che si attraversino dei periodi in cui si è un po statici, o almeno si pensa di aver ottimizzato al massimo i protocolli per i tempi che si hanno a disposizione, ed in effetti non è conveniente toccare e ritoccare i differenti parametri perchè alla lunga si rischia di perdere in qualità.

C'è però una pratica che si può attuare per poter aumentare le proprie possibilità, ed è quella di sfruttare dei casi specifici con patologie mirate e di piccole dimensioni per poter preparare ed ottimizzare delle sequenze chiamiamole "a super alta risoluzione".

Questo perchè?

Perchè vi potrebbe sempre capitare che un giorno si presenti un paziente con una patologia incasinatissima o molto piccola, e che molti hanno già strudiato senza poter ottenere un dettaglio veramente degno di nota, per la quale sarà necessario tirare fuori il meglio che vi può dare la macchina.

Ma se non sarete preparati cosa succederà? Succederà che il Radiologo vi farà fare cento sequenze aggiuntive per poter vedere quello che cerca.

Quindi come dicevo prima, vi consiglio di provare ad ottenere delle immagini "perfette", anche che coprano una zona molto limitata, anche che durino 5 minuti, ma che vi permettano nel tempo preventivato di poter studiare quella zona anatomica specifica al massimo del dettaglio.

Questa mattina avevo un piccolo neurinoma che tornava per un controllo, ho quindi deciso di eseguire queste 4 sequenze (+ 1 sul cranio panoramica) che, a mio parere, sono di buon livello.

Con la 3D T2 sono sceso a 0.45x0.45x0.45mm in 4.30 min

Con le T1 TSE la risoluzione è di 0,54x0,54x2mm

Purtroppo la qualità delle immagini salvate non è il massimo rispetto a quello visualizzato a schermo, e le MPR delle T2 sono magnifiche.....

Totale esame 18 minuti..... e senza perdere tempo ho pronto il protocollo per studiare il classico "sospetto microneurinoma intra canalare"

AndForn
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Ero convinto di aver fatto in un remoto passato un inserimento sulle sequenze da effettuare ad inizio esame, ma iniziando a scrivere questo testo sono andato a cercare non trovando nulla......

In sostanza fino ad un mesetto fa avevo tendenza ad eseguire come prima sequenza quella più importante per l'esame o per la diagnosi.

Bene, con l'arrivo dell'inverno, e il conseguente aumento globale del numero di urgenze o pazienti con fretta di fare l'esame, dovrò come al solito mettermi in modalità "errori 0" in modo da evitare qualsiasi minima perdita di tempo.

Ed è qui che entra in gioco la piccola modifica alla metodologia di impostazione degli esami, perchè ho deciso su molti protocolli di effettuare la sequenza ponderata in T1 (la maggiorparte TSE) come prima sequenza.

Bene, i risultati sono molto soddisfacenti perchè ho ottenuto almeno 3 vantaggi.

  1. Le sequenze T1 sono generalmente le più brevi, e se il paziente muovo me ne accorgo subito, potendo quindi intervenire al più presto per fare un bel cazziatone (ed è provato de me che dire al paziente di non muovere dopo la prima sequenza da migliori risultati)
  2. Se devo ripeterla (perchè mossa) mi porta via pochissimo tempo
  3. Mi permette comunque di valutare bene l'osso e tutti gli spazi adiposi (se c'è una sostituzione patologica la vedo)

Quindi per me, l'inverno inizierà con tante belle T1, e funziona, provare per credere.

:)

AndForn

Il fagato è il più voluminoso dei visceri, situato nell'ipocondrio destro ed epigastrio. Viene generalemente suddiviso in lobo destro e lobo sinistro ma la suddivisione più utilizzata è il modello di Couinaud che identifica il lobo I (caudato), i V-VI-VII,VIII del lobo destro, IV (quadrato) e II-III del lobo sinistro.

Per comprendere in modo più semplice la suddivisione appena citata è fondamentale conoscere quelle che sono le altre principali strutture anatomiche macroscopiche del fegato.

L’arteria epatica è il vaso che fornisce circa il 25% del flusso sanguigno al fegato, necessessario per la il corretto funzionamento e sopravvivenza delle strutture cellulari e quindi dei tessuti. Origina dell'arteria celiaca, col nome di arteria epatica comune, per poi dividersi in ar­teria gastroduodenale e arteria epatica propria. Decorre poi anteriormente alla vena porta e a livello del­l'ilo si inserisce nel parenchima epatico dividedendosi tronco destro e uno sinistro.L'arteria epatica destra da subito origine all'arteria cistica per poi dividersi ancora in 2 o 3 rami secondari per i differenti lobi (la stessa suddivisione la troviamo nell'arteria epatica di sinistra).

La vena porta è invece una grossa struttura venosa che fornisce la parte restante di apporto sanguigno al fegato, ma non con finalità di apporto di sostanze nutritive e ossigeno ma per funzioni di filtraggio. Il sangue venoso arriva infatti dal tubo digerente sottostante, dalla milza, dal pancreas e dalla ci­stifellea. La confluenza di tutte queste strutture venose da origine alla vena porta all'incirca a livello della testa del pancreas, posteriormente ad essa, formando una struttura di circa 1,5-cm di diametro che sale verso destra per circa 8 cm entrando poi nell'ilo dove si separa nei due rami principali destro e sinistro che a loro volta si dividono in rami sottosegmentari. Da ricordare quindi che la vena porta ha un flusso in entrata al fegato (e non in uscita come per tutti gli altri organi).

Le vene sovraepatiche sono principalmente tre grossi rami (sinistra, mediana e destra), che convergono per centralmente e posteriormente nella vena cava inferiore. Il suo ruolo è ovviamente quello di permettere il drenaggio venoso di tutto in sangue entrato nel fegato.

La colecisti è in contatto con la faccia inferiore del fegato, nella fossa che porta il suo stesso nome (colecistica). Da essa origina il dotto cistico che si va ad unire al dotto epatico comune (dato dall'unione dotto epatico destro e sinistro) formando così il coledoco che scende lievemente verso sinistra per passare nella testa del pancreas e poi sfociare nel duodeno.

Viste le principali strutture anatomiche è possibile prendere in analisi la suddivisione di Couinaud, uno tra gli aspetti più importanti per il Tecnico di Radiologia. La prima suddivisione è data da quella che viene definita la scissura media, una linea che passa per la colocisti e che attiva fino alla vena cava (fessura portale principale o linea di Cantlie), che determina la separazione tra fegato destro(VIII, VII, Ve VI) e fagato sinistro (II, III, IV e I).

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L'altra linea di suddivisione più imporante è data da un piano semi assiale, che passa indicativamente a livello della biforzazione nell'ilo epatico della vena porta, per seguire indicativamente il suo ramo sinistro: questo piano separa i settori superiori (II, IVa, VIII, I e VII) da quelli inferiori (III, IVb, V e VI).

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A questo punto è semplice individuare la fessura portale sinistra, passante per il legamento falciforme, che separa a sinistra i lobi II e III dal lobo IV.

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L'ultima linea di riferimento utile quella definita scissura destra, passante per un piano sagittale obliquo che segue il decorso della vena sovraepatica de destra, e che separa i lobi VIII e V dai VII e VI.

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AndForn
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E' da un po di tempo che mi ero ripromesso di scrivere questa parte relativa alla porta RM, poi mi sembrava un po troppo critica nei confronti dei colleghi e ho sempre rimandato, ma stasera mi sono deciso perchè penso possa essere d'aiuto a tutti, tecnici compresi.

La questione è relativa al fatto che, spesso, il personale dei reparti di Risonanza Magnetica lascia la porta della sala magnete aperta tra un paziente e l'altro. Aperta non intendo socchiusa, intendo proprio spalancata. Questa è sicuramente una condizione molto sottovalutata da molti, perchè espone tutti ad un grandissimo rischio: quello di eventuali incidenti. Ovviamente la maggiorparte di noi negheranno l'evidenza, ma la verità è quella: le porte RM spesso rimangono aperte.

E non va bene.

Non va bene perchè? Perchè da un punto di vista logico è sbagliato in partenza e su tutti i fronti.

1- la porta è comunque una barriera fisica che impedisce a persone o cose di entrare accidentalmente in quel locale

2- sulla porta della RM esiste tutta una ben precisa segnaletica che indica il DIVIETO ASSOLUTO di accesso a meteriali o cose NON RM compatibili, e quindi SE LASCIATA APERTA non sarebbero leggibili da un qualsiasi persona/paziente/nonoperatore che casualmente sta passando in quella zona del reparto (infermieri, medici, pazienti, accompagnatori, bambini).

E' inutile dire "non doveva entrare" , quando il danno è fatto è troppo tardi.

Quindi un consiglio , prendetevi il vizio, uscendo dalla sala RM ........ CHIUDETE SEMPRE LA PORTA!!!!

AndForn
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L'ultimo inserimento del Blog che avevo scritto si era occupato di valutare come la rotazione del FOVpotesse aiutare a far proiettare gli artefatti inevitabili almeno al di fuori delle strutture più importanti.

E avevo quindi preso in esame il caso delle sagittali del rachide cervicale.

Esiste un altra struttura sulla quale è bene ricordarsi di ruotare il FOV, e mi riferisco al gomito studiato in assiale. Se l'esame viene eseguito in decubito supino con il braccio lungo il fianco è molto probabile che a livello del gomito le strutture si ritroveranno ruotate di circa 30-40° verso l'interno.

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Fig1

Il problema però è che, lasciando il FOV con orientazione neutra, alcune strutture vascolari potranno andare a proiettarsi proprio a livello dell'inserzione muscolotendinea sull'epicondilo o sull'epitroclea.

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Fig2

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Fig3

Consiglio allora di ruotare il "quadrato" in modo che i due lati paralleli del senso della fase vadano ad allinearsi lungo la direzione lungo la quale vorremo far distribuire gli artefatti.

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Fig.4

Un ulteriore aspetto da valutare è che, avendo l'addome proprio sul lato della codifica di fase, potrbbe darci ribaltamento e quindi richiedere un sovracampionamento più importante.

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Fig5

Ruotando il FOV molto probabilmente avremo un vantaggio significativo grazie al fatto che il ribaltamento dovrebbe essere meno esteso (solo la paerte indicata dalla freccia andrà a ribaltare). (in teoria secondo questo ragionamento potrebbe essere quasi conveniente far posizionare il braccio in posizione intraruotata con la mano in laterolaterale, ma a quel punto diventerebbe difficile mantenere un asse corretto dell'allineamento omero-radio/ulna)

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Fig6

AndForn
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Un breve testo per spiegare in modo semplice come giocare sulla rotazione del FOV per ridurre gli artefatti a livello di determinate strutture anatomiche.

Per iniziare è necessario ricordare il concetto di FOV e direzione di decodifica di fase, immaginiamo quindi l'area che andremo ad acquisire (Campo di Vista) di una determinata forma (rettangolare in questo caso).

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Fig.0

Questa figura è costituta da 4 lati, paralleli a due a due tra loro.

La direzione di decodifica di fase determinerà in quale direzione si propagheranno gli artefatti, i quali saranno rempre paralleli ai lati (linee rosse) della direzione della phase.

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Fig.1

Per esempio il cuore posizionato in posizione inferiore

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Fig.3

andrà a creare molti artefatti lungo un asse parallelo alla fase.

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Fig.4

Ma se decidessimo di ruotare la posizione del FOV, allora potremo notare come tutto verrà ruotato, anche la direzione della propagazione degli artefatti.

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Fig.5

Prendiamo ora per esempio l'immagine del rachide cervicale (che è la struttura anatomica su cui questo esempio calza a pennello)

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Fig.6

Se lasciassimo il FOV in posizione "neutra" potremo accorgerci facilmente come tutti gli artefatti da pulsazione cardiaca o dell'aorta andranno a proiettarsi esattamente in una delle zone più importanti del midollo cervicale. Si, possiamo usare delle presaturazioni, ma non sempre sono totalmente efficaci e spesso richiedono molto tempo aggiuntivo.

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Fig.7

Proviamo allora a ruotare il FOV di acquisizione, e ci accorgeremo che fortunatamente in questo caso non avremo più gli artefatti proiettati sul midollo.

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Fig.8

Questa manovra comporta solo un piccolissimo inconveniente: l'immagine sarà poi visualizzata lievemente ruotata e sembrerà che il paziente abbia il capo molto più basso della schiena, aspetto che però con comporta alcun problema particolare.

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Fig.9

Concludo dicendo che sarebbe sempre utile pensare alla rotazione del FOV sul piano stesso, perchè può portare alcuni vantaggi sulla qualità finale dell'immagine.

AndForn
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Dopo una mia richiesta di aiuto in relazione ad una particolare sequenza DWI per lo studio della colonna, il gentilissimo collega Alessandro Di Pietro ha inviato una serie di consigli che mi fa piacere riassumere in un elenco schematizzato.

Mi permetto di aggiungerne altri 2 o 3, in modo da arrivare a 10 punti, perchè fa più fico.

  1. Preparate il paziente in modo estremamente puntiglioso, qualsiasi corpo metallico rimovibile anche se distante (protesi dentarie, reggiseni ecc...) può portare ad importanti artefatti.
  2. Scegliere la tecnica di soppressione del grasso più adeguata, in particolare usate le DWIBS (che usano le IR) quando le parti anatomiche hanno molta disomogeneità.
  3. La diffusione va fatta sempre in assiale. Al massimo se ne possono fare più di una, attaccate e montate insieme sul composing tipo colonna in toto o angio arti inferiori.
  4. Lo spessore di fetta non deve essere troppo basso (minimo 4 mm)
  5. Cercate di abbassare il più possibile il TE (non più di 70 ms) perché è lui il principale artefice degli artefatti da distorsione
  6. Non fate pacchetti con troppe fette. E' meglio fare più sequenze piuttosto che 50 slice...
  7. Mettete più medie possibili (anche 6/7 se possibile) perché il segnale deve essere alto.
  8. Non usate 12 mila b-value!!! ne bastano 3 (0, 500 e 1000). Sopra a 1000 è solo nebbia..
  9. Se dovete studiare il tubo digerente, usate farmaci antiperistalsici se possibile.
  10. Non vi illudete che la diffusione sia una sequenza rapida... Se la volete fare bene deve durare un po'... anche 6 min se necessario...

Su alcuni punti ovviamente esiste un discreto margine di discussione, i compromessi tra le scelte eseguite sui parametri e le necessità cliniche potrebbero anche permettere delle modifiche alle regole descritte, ma diciamo che sono 10 punti molto buoni da cui partire.

Buona diffusione a tutti

AndForn
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Tutti sanno quanto sia vario il panorama delle sequenze disponibili in risonanza magnetica, e di quante varianti siano disponibili per ciascuna di esse. La tecnica Spin Echo per esempio, si può eseguire nella sua forma base, oppure con la variante Turbo, o ancora con tecnica Single Shot. A queste si possono aggiungere varie metodiche di riempimento dello spazio k.

Ma al numero già elevato di tecniche di acquisizione possibili, si aggiungono anche le pesature, che possiamo (almeno queste) schematizzare in 4 punti: T1, DP, T2 e pesature miste.

In tutto questo marasma di sequenze che a molti può risultare "confusionario" potremo almeno cercare di individuare quelle che sono le sequenze più importanti per ciascuna parte anatomica esaminata. Avete mai provato a chiedervi se, completamente alla cieca e senza sapere nulla del paziente, doveste fare una sola sequenza per un determinato distretto..... quale fareste?

Io provo a rispondermi da solo, poi magari qualcuno potrà ribattere o correggermi. Non entro nel dettaglio dei parametri specifici o degli spessori, ma questi ovviamente devono essere adatti alla parte specifica. (preciso che mi riferisco ad esempi effettuati con macchina ad alto campo, magari qualcuno potrebbe fare uno scritto comparativo prendendo in considerazione le RM a basso campo)

Ecco la mia lista:

Encefalo: Assiale FLAIR

Orbite: Coronale STIR

Ipofisi: Coronale TSE T2

Massiccio facciale: Coronale STIR

Orecchio: Assiale TSE T2

Collo: Assiale TSE T2

Cervicale: Sagittale STIR

Dorsale: Sagittale STIR

Lombare: Sagittale STIR

Spalla: Coronale STIR

Gomito: dipende dalla macchina, ma direi Coronale STIR

Polso Mano: Coronale STIR

Torace: Assiale TSE T2 con trigger respiratorio

Addome superiore: Assiale TSE T2 con saturazione spettrale del grasso + trigger respiratorio

Addome Inferiore Pelvi: Assiale TSE T2

Bacino/Anche: Coronale STIR

Ginocchio: Sagittale TSE DP con saturazione del grasso

Caviglia: Assiale TSE DP con saturazione del grasso

Avanpiede: Assiale STIR

Cuore: non faccio cardio nella pratica, quindi non saprei scegliere......

Come si può vedere nella mia lista c'è una nettissima maggioranza di sequenze STIR, con qualche eccezzione nei distretti Body soprattutto. Ho scelto questa sequenza perchè, nonostante non dia un dettaglio elevato, ci permette di avere la sicurezza di individuare delle aree di iperintensità e non è affetta da artefatti da saturazione del segnale del grasso. A livello addominale e del collo non sono convinto che avere il grasso saturato possa aumentare il valore diagnostico compensando la perdita del non avere un contrasto perfetto sui parenchimi. Sull'addome superiore resto titubante, mi piacerebbe avere una TSE T2 vera non saturata, ma sarebbe probabilmente artefattata da respirazione, mentre senza il grasso questi sono visibili con minor entità. Attenzione che non intendo le SSTSE, ma le vere TSE. Sulle articolazioni dell'arto inferiore per i miei gusti sono più giagnostiche le TSE densità protonica con soppressione del grasso, perchè solitamente (almeno su ginocchio e caviglia) si utilizzano bobine molto prestanti e con rendimento omogeneo (al contrario di quello che succede sulla spalla dove la situazione è più paziente-dipendente.).

Che dire quindi...... viva le STIR!, la FLAIR sul cranio è inevitabile, le TSE T2 tengono duro, e purtroppo le T1 non hanno trovato molto spazio nella mia lista.

:)

AndForn

blog-0360571001367653223.jpgPer chi non svolge una pratica assidua nel reparto RM, il concetto di Localizzatore può essere poco chiaro o comunque difficile interpretare in alcuni aspetti specificatamente teorici. Ma il concetto che deve essere colto, alla fine, è relativamente semplice.

In sostanza quando viene svolto un esame RM, è necessario poter avere una serie di immagini iniziali di base che permettano di posizionare poi le scansioni vere e proprie.

Tra le caratteristiche importanti delle sequenze di localizzazione bisogna sicuramente elencare:

  1. devono essere Brevi, per non portare via tempo prezioso al resto dell'esame.
  2. devono permettere all'operatore di visualizzare la parte anatomica nel suo insieme e devono consentire l'individuazione dei principali reperi anatomici.
  3. sono generalmente composte da almeno 1 strato in un piano dello spazio neutro, anche se solitamente hanno 3-5 strati per ciascuno dei tre piani neutri dello spazio
  4. generalmente non ha una ponderazione specifica, ma è eseguito con asquisizioni superveloci e ponderazioni miste.

Questa la definizione generica. Ma è importante sapere che ogni localizzatore ha delle caratteristiche specifiche, mi riferisco ai parametri di posizionamento, che possono a priori far capire all'operatore quale sarà il risultato alla fine della sequenza. Possiamo tranquillamente considerare che, nella maggior parte dei localizzatori, ci interessano esclusivamente i parametri geometrici.

Questi parametri di posizionamento sono dei valori numerici che, a seconda dell'apparecchiatura, possono essere assoluti oppure essere misurati in cm o mm se sono delle distanze, oppure in gradi se sono delle inclinazioni.

Vediamo l'elenco dei parametri più importanti:

  • numero di pacchetti
  • piano anatomico di orientazione di ciascun pacchetto (assiale, sagittale o coronale)
  • numero di strati per ciascun pacchetto
  • tre coordinate cartesiane (x, y, z) per il posizionamento del punto centrale del pacchetto (un gruppo di coordinate per ciascun pacchetto)
  • tre valori angolari di ciascun pacchetto per definire l'eventuale obliquità nei tre piani dello spazio di ciscuno di essi.

E' importante specificare il punto 0 (zero) lungo il senso di sviluppo dell'asse Z (l'asse della lunghezza del tunnel) viene definito sul paziente dall'operatore al momento in cui con il laser attivo verrà premuto il pulsante e quindi definita la centratura (che sarà quindi il punto 0): ovviamente il paziente poi verrà traslato nell'asse Z per portare il punto 0 al centro del magnete. Le altre due coordinato invece sono fisse e corrispondenti alle due linee centrali del campo nel senso della larghezza del tunnel (asse X) e nel senso dell'altezza (asse Y). Una cosa che invece pare meno chiara è che i valori delle stesse saranno relativi al paziente, e quindi dipendenti dalla posizione dello stesso.

Per poter spiegare questo concetto saranno necessari alcuni esempi comparativi, in modo da fare notare con più facilità le minime differenze.

Prendiamo ad esempio il sistema Philips. Facciamo riferimento sempre ad un unico punto, che poi rappresenta per esempio il centro preciso dei due assi carteziani centrali del piano. Loro utilizzano valori positivi nel piano Z quando si sale verso Head del paziente, mentre valori negativi scendendo verso i piedi. Stranamente poi per l'asse Y, utilizzano valori positivi per i punti posteriori al punto zero, mentre utilizzano valori negativi per i punti anteriori al punto 0. Per il piano X, usano a destra valori negativi, e a sinistra positivi.

Immaginiamo quindi di aver centrato un paziente di taglia media a livello delle creste iliache, e voler andare ad acquisire un piano coronale puro di centratura automaticamente. (il FOV non ha influenza diretta nel nostro ragionamento ma immaginamo un FOV di 400mm)

Impostando:

Z= 0

X= 0

Y= 0

e nessuna angolazione ovviamente, otterremo come risultato un piano coronale che comprenderà un campo di vista fino a metà fegato e fino indicativamente alle anche, simmetrico lateralmente destra sinistra, e con una posizione di strato probabilmente poco anteriore alla colonna lombare.

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Cambiando i parametri in:

Z= +100mm

X= - 80mm

Y= +50mm

il pacchetto rimarrà sempre coronale puro (perchè non abbiamo parlato di angolazioni) ma sarà sopostato più cranialmente e quindi non vedremo più le anche, decentrato a destra, e più posteriore in questo modo vedremo meglio la colonna lombare.

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La consapevolezza che il posizionamento possa essere fatto anche in maniera teorica e non solo manuale, andando a modificare manualmente i parametri numerici della posizione degli strati, a mio parere è fondamentale per la tranquillità dell'operatore, che può essere sicuro di avere il maggior controllo possibile sulle impostazioni. Mi è già capitato di aprire delle sequenze e non veder comparire gli strati sull'immagine, perchè completamente fuori campo (anche diminuendo al minimo l'ingrandimento): bhè in questo caso può essere utilissimo andare a richiamare sequenza direttamente tramite i valori numerici.

Altre applicazioni potrebbero essere per esempio la ripetizione di più sequenze con posizione differente nell'asse Z ma che devono mantenere lo stesso centro negli altri due assi (per esempio programmazione di protesi del ginocchio).

AndForn

Perseverare disumanum

blog-0114964001356027041.jpgVi racconto questa piccola storiella perchè è abbastanza "simpatica" e dovrebbe comunque lasciare un qualcosa al lettore. Tanto tanto tempo fa , appena messo le mani su una vecchia RM, dovevo effettuare una scansione volumetrica sul Cranio, che era stata programmata da altri e doveva rientrare in uno studio in cui erano richiesti determinati parametri di voxel FOV ecc... e quindi era una sequenza che durava 12 minuti circa.

Eravamo già in ritardo di circa un ora e mezza, ritardo abbastanza cononico in quel particolare contesto, cosa che mi mandava comunque (e mi manda tutt'ora) in ansia nervosismo e agitazione. Mi piace essere puntuale.

Bene, finita l'acquisizione della famosa sequenza di 12 minuti, vediamo che aveva (avevo già sollevato il problema prima di farla partire) ribaltato in modo importante nel senso del volume: eccerto facendola in assiale non potea essere altrimenti a quell'epoca.

Cosa mi fanno fare? (dovevo per forza ubbidire) me la fanno rifare. Ma come? Uguale? "Si! perchè quell'artefatto non ci deve essere"

E rifacciamola, altri 12 minuti buttati via per avere lo stesso risultato.

Pochi giorni fa di nuovo, guardo dei colleghi lavorare, SAG DP SPIR sulla caviglia completamente cannata con grasso mediamente non soppresso ma soprattutto con grasso iperintenso in buona parte delle parti più periferiche dell'immagine. Cosa fanno? La rimandano uguale. Risultato? Indovinate un po......

Ma io mi chiedo: ma pensate che il risultato di una sequenza sia così aleatorio che rifacendola ci sia una discreta possibilità che il problema non si ripresenti? Hai provato a chiederti per quale motivo si è presentato il problema? Non pretendo che tutti sappiano dare una risposta, ma almeno che provino a capire il perchè succedono certe cose. Entrambi gli errori non erano artefatti casuali, ma dovuti a settaggi errati o condizioni di paziente/macchina non ottimali, e quindi risolvibili semplicemente cercando altre strade.

Quindi se avete un problema, provate a riflettere e magari a chiedere a qualcuno che potrebbe saperne più di voi......io cerco di chiedere il più possibile.

Saluti.

AndForn

blog-0716499001354260446.jpgEbbene si, fra poco, pochissimo, si cambia.

Passiamo da una macchina molto buona, recente, aggiornata, perfettamente funzionante, ad una nuova "bestia" top di gamma, più recente, più aggiornata, e sicuramente migliore nella maggior parte delle caratteristiche.

Fino a questi giorni, anche se era una cosa già conosciuta, era rimasta solo un'idea, non proprio palpabile, diciamo ancora lasciata li sospesa.

Ma ecco che iniziano le visite degli ingenieri, specialist, prendono misure, fanno foto, studiano, pianificano e fanno stime di tempistica di installazione.

Fra un mese arriverà Babbo Natale, per tutti i tecnici e i medici del reparto, e soprattutto per me, bellissimo regalo, bellissimo momento, nuovi stimoli, nuovee idee e cose da sviluppare.

Anche nell'approccio alla "vecchia" macchina, che vecchia non è, ......embhè...appare vecchia, sembra malandata anche se è in perfette condizioni.

E anche se il momento è ancora lontano, inizia ad aumentare quella sensazione di essere impreparato al passaggio e viene voglia di rimettere un attimo tutto a zero e cercare di capire non tanto quello che bisognerà fare ma almeno quello che bisognerebbe cercare di fare.

Allora sul tacuino mi sono scritto:

- annotare i protocolli: questi li so a memoria, li ho fatti io, quindi ho deciso di limitarla solo a quegli esami eseguiti con meno frequenza, testicoli, pene, torace e cose del genere.....

- annotare le risoluzioni, spessori e i tempi delle sequenze ad alta risoluzione eseguite sulle parti anatomiche più studiate

- annotare dati aggiuntivi sui protocolli particolari

- esportare su chiavetta tutti i protocolli, non si sa mai

- vedere quali supporti spugnette cinghie sono ancora seminuovi, per recuperarli prima che portino via tutto e poterli riutilizzare per le altre sale.

- fare foto della macchina (già fatte)

- fare sequenza foto smontaggio-montaggio

E quindi niente, sono li, titubante, ancora senza lo stimolo di poter fare veramente qualcosa.

Aspetto, penso, mi invento qualcosa che poi realizzo essere inutile, penso ancora. Bha.

Mi hanno detto che devo andare in un centro in cui la macchina è già in funzione, per imparare ad usarla, visto che i primi 5-6 giorni lo specialist non sarà presente per assisterci. Meglio così, vedrò cose vuove ed inizierò a scaldarmi le mani.

Ma questa macchina sarà veramente appagante? Mi farà divertire? Riuscirò a fare meglio?

Speriamo di si, vi racconterò il seguito.....

AndForn

blog-0204659001354083336.jpgOgni tanto torno a ragionare sulla qualità in RM, e mi piace rinfrescare alcuni concetti che sono alla base di quella che dovrebbe essere l'attività lavorativa tipica della maggior parte dei servizi.

E quindi quando si parla di qualità si finisce sempre a parlare di Risoluzione e di Rapporto Segnale Rumore (SNR Signal Noise Ratio).

Allora diamo delle regole generali, su cui magari dopo ragioniamo e vediamo i differenti aspetti pratici.

REGOLA 1: La risoluzione spaziale dovrebbe* essere sempre il più elevata possibile.

REGOLA 2: Il rapporto Segnale Rumore dovrebbe* essere più elevato possibile.

Come vedete ho messo due asterischi sul dovrebbe (che infatti non è "deve") perchè queste due regole, pur in termini assoluti corrette, non sono sempre vere per tutte e le condizioni e comunque sono difficilmente ottenibili contemporaneamente.

Qual'è il problema principale? IL TEMPO

Infatti per ottenere un elevata risoluzione spaziale infatti servono matrici elevate (e FOV contenuti ma questo attualmente va al di fuori della nostra sfera di interesse) e quindi molte decodifiche di frequenza e soprattutto molte decodifiche di fase, che richiedono un tempo elevato di acquisizione.

Anche per ottenere un Rapporto Segnale Rumore elevato è necessario impiegare più tempo in acquisizione, perchè è necessario (a parità degli altri parametri ma soprattutto a parità di risoluzione) aumentare le medie, diminuire l'accelerazione di acquisizione parallela e altre impostazioni di questo tipo.

Qualcuno che non conosce bene la situazione socio economica dei nostri paesi potrebbe dire che in medicina le cose devono essere eseguite a regola d'arte e quindi a costo di impiegare molto più tempo si devono ottenere immagini al massimo della risoluzione. E allora vai..... avanti con la polemica, e il personale, e le macchine, e i rimborsi e i carichi di lavoro e i barella ecc... ecc. quindi non entriamo in merito di questi aspetti, ma diamo per scontato che gli esami devono essere effettuati in tempi definiamoli "Ragionevoli"

Mettiamo quindi il tempo al di fuori del ragionamento, tenendolo poi in seguito come parametro fisso.

Rivediamo le due regole viste all'inizio:

REGOLA 1: all'aumentare della risoluzione generalmente si ha un aumento del tempo di acquisizione. o ancor meglio: Per aumentare la risoluzione spaziale si dovrà dedicare maggior tempo.

REGOLA 2: all'aumentare del SNR generalmente si ha un aumento del tempo di acquisizione. O ancor meglio: Per aumentare il SNR si dovrà dedicare maggior tempo.

Aggiungiamo una nuova regola che ci complica un filino le cose.

REGOLA 3: all'aumentare della risoluzione spaziale, a parità di tempo e degli altri parametri, diminuisce il rapporto segnale rumore.

E allora? voi mi direte? hai scoperto l'acqua calda? in cosa pensi di averci aiutato dopo aver elencato delle belle regole che, magari interessanti, sono rindondanti e contrapposte.

Per ora forse non ho toccato punti interessanti (ma magari abbiamo ripassato insieme i concetti), ma siamo pronti a aprire come ragionare da qui in poi.

Il rapporto tra risoluzione spaziale e tempo ha un rapporto sostanzialmente di tipo lineare, anche se non ci interessa nello specifico andare ad analizzare che pendenza potrebbe avere la curva, ma diciamo che più aumenta la risoluzione e più aumenta il tempo. Quindi è inutile stare a ragionare molto su quello che potrebbe essere il punto ottimale con un buon livello di dettaglio in tempi accettabili. Questo fattore dovrà essere deciso quindi solo in funzione del tempo che abbiamo a disposizione per fare quell'immagine (tempo che dipenderà anche da molti altri fattori che in questo momento non ci interessano).

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Sul segnale ricevuto invece si potrebbe dire che, nonostante subisca un incremento progressivo lineare, poi in effetti ai fini del segnale percepito sull'immagine non è proprio la stessa cosa.

Immaginiamo una stanza buia senza finestre: in un angolo mettiamo una lucina e piano piano iniziamo ad aumentarne l'intensità. Il nostro occhio potrà notare un aumento dell'intensità della stessa fino ad un certo punto, oltre il quale la vedrà sempre fortissima senza poterne apprezzare un eventuale ulteriore aumento.

La stessa cosa ci succede con il SNR: oltre una certa soglia possiamo considerare non sia più veramente percepibile il miglioramento, visto che la componente di rumore sarà impercettibile.

Ecco quindi la curva.

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L'intelligenza dell'operatore quindi sarà, nello specifico di ciascuna sequenza e ciascun caso clinico, andare a capire qualè il punto ottimale di segnale rumore in cui acquisire l'immagine senza andare ad utilizzare in modo scorretto le risorse.

Perchè?

Perchè tutto l'eventuale tempo e segnale che si riesce a risparmiare nel contesto del SNR si potrà eventualmente utilizzare per migliorare la risoluzione spaziale.

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Ricordo che abbiamo parlato di questi tre parametri in maniera relativamente sterile, senza andare a considerare quelle che sono le vere applicazioni cliniche e pratiche dei concetti, e sarà quindi necessario pensare a quali saranno le migliori strategie per ottimizzare ciascuno dei due aspetti.

AndForn

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.

Oggi un paziente si è presentato per una RM spalla, con una richiesta praticamente vuota "Eseguire RM Spalla".

Sintomatologia clinica senza particolarità, trauma un anno fa e dolore dopo qualche mese.

Inizio l'esame, si vede ben poco, le sequenze non mostrano segni patologici sinignificativi

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Poi spulciando tra le scartoffie di una visita medica che il paziente aveva eseguito in precedenza vedo un referto che parla di possibile deficit del sottspinato e del piccolo rotondo.

Passo quindi ad altre sequenze, ma soprattutto ad altri piani di scansione, e questa volta finalmente salta fuori un'alterazione significativa.

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Vedete come la STIR dia la sicurezza assoluta dell'alterazione diffusa di segnale di tutto il corpo muscolare del sovraspinato e del sottospinato/piccolo rotondo. Nonostante fosse già stata eseguita nel piano coronale questa sequenza non aveva mostrato il problema in modo chiaro perchè non visualizzava più corpi muscolari sullo stesso piano, e non erano quindi apprezzabili le differenze tra uno e l'altro. La T1 non mostrava alterazioni ovviamente, al limite avrebbe potuto mostrare un infiltrazione di tessuto adiposo. Con il senno di poi si poteva andare a notare la stessa alterazione anche sulla AX DP fat sat anche se con entità decisamente limitata, ma è comunque una sequenza che può soffrire di disomogneità della saturazione del grasso. Sulla sagittale DP fat sat l'alterazione non era apprezzabile (eppure è il piano con il quale si vede meglio la patologia).

A mio parere, in RM è assolutamente impossibile eseguire dei protocolli che permettano di studiare in modo corretto tutto lo spettro di possibili patologie che ci possiamo trovare di fronte, quindi le notizie cliniche rivestono vitale importanza.

AndForn

blog-0493579001346422296.pngTutti sappiamo quanto possa essere impressionante l'esame RM per i pazienti con difficoltà ad adattarsi ai luoghi chiusi o comunque per tutti i soggetti con un emotività elevata. Dopo mille peripezie e grazie ad alcuni accorgimenti già descritti in passato, possiamo immaginare di essere riusciti ad introdurre il malato nell'apparecchiatura e di aver finalmente superato le maggiori difficoltà.

Ovviamente tutti sappiamo che questo tipo di soggetti potrebbe avere una crisi improvvisa in qualsiasi momento e quindi voler interrompere la procedura, ma anche nel caso questo non succedesse ci tengo a ricordarvi una cosa molto importante:

FATE ATTENZIONE AL MOMENTO IN CUI IL LETTINO E' USCITO COMPLETAMENTE E AVETE RIMOSSO LE BOBINE.

dico questo perchè ho notato che spesso il paziente, ancora in stato di agitazione e soprattutto se giovane, tende a dimenticarsi di essere su un lettino alto più di un metro e scendere per allontanarsi dalla macchina. E' un gesto impulsivo, quasi involontario, che l'operatore devo poter prevedere ed evitare. Scendendo da un lettino così alto sarebbe infatti inevitabile una caduta che ovviamente potrebbe creare un danno fisico al paziente e catapultare il tecnico in un eventuale causa legale.

A me personalmente non è mai successo, ma diciamo che ci sono andato vicino almeno un paio di volte, ed è per questo che ci tengo ad avvertire chi legge. ;)

AndForn

blog-0430197001346044799.jpgNon vorrei dare l'impressione di avere della manie di onnipotenza visto il titolo, anzi lo faccio con la massima umiltà semplicemente per mettere giù quelle che sono le 10 priorità nella mia pratica lavorativa in risonanza magnetica.

E quindi ecco i miei 10 comandamenti della RM

1- Considera sempre il paziente come unica finalità dell'esame

2- Leggi sempre attentamente la richiesta e raccorgli il massimo delle informazioni cliniche

3- Fai rimuovere sempre il massimo degli indumenti al paziente e utilizza camici monouso

4- Non consentire l'accesso alla sala RM a chiunque sia portatore di materiali metallici o dispositivi elettronici NON compatibili

5- Non eseguire indagini RM su donne in gravidanza (o sospetta gravidanza) senza l'accordo di Medico Richiedente-Radiologo-Paziente

6- Posiziona il paziente facendo attenzione a non creare circuiti chiusi tra gli arti e che non tocchi direttamente bobine o magnete

7- Controlla sempre che la temperatura e l'umidità nella sala siano entro i valori richiesti

8- Tieni sempre sotto stretto controllo il paziente durante tutta l'indagine

9- Esegui la somministrazione di farmaci solo dopo aver verificato che non esistono allergie e che non esiste un rischio di funzionalità renale alterata.

10- Cerca sempre di ottenere la miglior qualità globale d'esame compatibilmente con le condizioni del paziente

ecco, queste le mie regole di base. Ovviamente se ne potrebbero scrivere 100 di cose importanti, ma in questo caso ho preferito standardizzarmi ai canoni storici ;)

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