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rosanna

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  1. No, è legata ai suoi parametri intrinseci: T1, T2, e densità protonica, e ai suoi parametri estrinseci TR e TE. E non va trascurata l'intensità del campo magnetico.
  2. La grandezza dei pixel è appunto legata alla risoluzione. Più utilizzi matrici grandi e FOV piccoli, più il pixel sarà di piccole dimensioni e maggiore sarà la risoluzione spaziale ottenuta, ma calerà in proporzione il rapporto segnale rumore e l'immagine potrà risultare appunto più rumorosa. La perdita di SNR può essere compensata con l'aumento delle medie che però comportano anche un aumento del tempo di acquisizione.
  3. http://mriquestions.com/field-of-view-fov.html https://radiopaedia.org/articles/spatial-resolution-mri-1 http://www.mrishark.com/image-resolution.html
  4. La prima cosa che devi fare a mio avviso è cercare di avere chiaro il significato di risoluzione spaziale.
  5. Domenico sei uno studente o un TSRM? Ti consiglio di porre un quesito per volta e di leggere le varie discussioni già trattate sui vari argomenti. Poi ne parliamo
  6. Nel tuo caso la tua larghezza di banda è 51200 Hz che in KHz è 51,2 se vuoi avere un riscontro con GE. Quindi 51200 su 320 = 160 Hz/pixel.
  7. Una BW di 1000 Hz diviso la matrice in frequenza, ad es.. 320, Ti da gli Hz su pixel. L'operazione inversa ti darà la larghezza di BW totale. Io la so così
  8. FOV su matrice ti da la grandezza del pixel non gli Hz su pixel.
  9. Il valore della bandwidth espressa in HZ/pixel è uguale alla larghezza di banda del ricevitore diviso la matrice in direzione di codifica di frequenza. Questo tipo di valutazione va ad esplicitare in pratica quante frequenze sono rappresentative di un singolo pixel all'interno della matrice . GE considera l'intervallo di frequenze espresse in KHz compreso tra la più alta e la più bassa frequenza del segnale, che riferito alla received bandwidth è quell'intervallo di frequenze accettato dalla bobina di ricezione per campionare il segnale.
  10. Si. Evidentemente in precedenza non mi ero spiegata abbastanza e me ne scuso. Detto ciò non credo di poter aggiungere altro a questo argomento. Magari qualche collega più esperto di me può. Ciao .
  11. Duty Cycle: è il tempo durante il quale il sistema di gradienti lavora alla massima potenza. Il duty cycle si basa sul tempo totale e include anche la fase di raffreddamento dei gradienti. Rappresenta una misura importante delle prestazioni dei gradienti, e determina la velocità con la quale l’amplificatore è in grado di rispondere alle esigenze di una sequenza di impulsi. Duty cycle del 100%, alla massima ampiezza del gradiente sono tipici anche nelle normali sequenze di imaging. Grandi duty cycle consentono impulsi di gradiente ad elevata ampiezza da utilizzare con brevi ritardi tra gli impulsi. Bassi duty cycle faranno in modo che i TE utilizzati nelle scansioni siano più lunghi, per consentire agli amplificatori di gradiente di tornare ad uno stato operativo standard. Acquisizioni ripetute, con i TE comunemente utilizzati con i sistemi di gradiente ad alta performance, o le tecniche di soppressione di uso comune utilizzate specialmente nell’imaging muscolo scheletrico, possono aggravare il carico di duty cycle. Va ricordato che gli amplificatori di gradiente e le bobine di gradiente sono soggetti a riscaldamento termico, e in genere ogni uno ha il suo limite di duty cycle. Il superamento di tale limite può chiudere o donneggiare l’amplificatore di potenza, danneggiare i cavi del gradiente o la bobina stessa o causare riscaldamenti inammissibili per il paziente. Il carico di duty cycle può essere ridotto utilizzando un tempo di ripetizione più lungo di quello minimo necessario a coprire un determinato numero di strati, a scapito dei tempi di acquisizione che ovviamente si allungano. Tempo di ripetizione TR : descritto nell’ambito del Duty Cicle.
  12. Sei un po' confuso. Aumentando il turbo factor non riduci il SAR, semmai lo aumenti. Numero di impulsi erogati: l’energia utilizzata in una sequenza FSE rispetto ad una SE convenzionale è maggiore, a causa dei multipli impulsi di rifocalizzazione all’interno di ogni singolo TR rispetto ad una sequenza SE. Inoltre, gli impulsi dirifocalizzazione sono associati all’applicazione di gradienti di crushers lungo il gradiente di slice rephasing, per selezionare i segnali desiderati, eliminando tutti i segnali spuri. Queste sequenze portano quindi un’alta deposizione di SAR nei tessuti. Nelle sequenze single shot, che acquisiscono il K spazio in un singolo TR, questo problema è estremizzato. Come precedentemente accennato, per minimizzare il SAR gli impulsi di rifocalizzazione in queste sequenze sono portati fino a 130°, anche se non è l’ottimale per il segnale. Inoltre, impulsi di inversione, pre saturazione spaziale, ecc. depositano energia RF nel paziente portando ad un aumento del SAR, e più impulsi diversificati troviamo in una sequenza, più abbiamo la possibilità di provocare un innalzamento del SAR. Se ti va leggiti quello che ho scritto sul mio blog in relazione al SAR. Velocizzare la sequenza non significa fare un favore al paziente, ma spesso solo al tecnico che esegue l'esame che si deve sbrigare.

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