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the mask

Claustrofobia da maschera di bloccaggio

2 risposte in questa discussione

Salve a tutti, mi chiamo Stefano e sono un paziente; per un problema abbastanza comune ho avuto bisogno di sottopormi ad un ciclo di adroterapia che comportava l'immobilizzazione della testa per mezzo della nota maschera confezionata con materiale plastico termomodellante. Debbo specificare che da tempo la claustrofobia  mi provoca veri attacchi di panico in situazioni che, fino a poco fa, erano per me del tutto normali come prendere un ascensore, frequentare luoghi affollati o rimanere imbottigliato nel traffico, addirittura una volta sono andato nel panico perché non riuscivo a togliermi un giubbotto poiché la zip si era bloccata sotto il collo, in poche parole vado in sofferenza se la mia libertà di movimento è condizionata da "altri", che siano cose o persone non fa differenza.

Il giorno del confezionamento della maschera sono riuscito a malapena a reggere per il tempo necessario al raffreddamento del materiale plastico dopodiché non c'è stato verso di fare la RM di simulazione nemmeno con la sedazione.

Il pensiero che avrei dovuto ripetere ancora una volta la RM di simulazione ed affrontare poi l'intero ciclo adroterapico di circa 30 sedute, (rivelatesi poi essere 33), per un tempo stimato intorno ai 30 minuti a seduta, mi ha gettato nello sconforto ed ho dovuto necessariamente inventare una soluzione per affrontare il brutto periodo che mi attendeva.

Ho pensato che l'unica soluzione per superare la prova sarebbe stata quella di "allenarmi" a casa prima di intraprendere l'impervio percorso e, visto l'eccellente risultato finale, desidero condividere la mia esperienza con quanti si trovano oggi nelle mie stesse condizioni di qualche mese fa.

Mi rendo conto che la procedura non è di semplice realizzazione ma se non avete molta dimestichezza nel fare piccoli lavori manuali potete sempre farvi aiutare da un parente o un amico.

Materiale necessario:

·         due secchi di plastica identici (tipo quelli della tinta per muri da 14 litri, se appena più piccoli è meglio);

·         un pezzo di tubo di plastica di circa 20 cm (tipo quello usato nei boccagli per immersioni o quello usato nella realizzazione di impianti elettrici esterni);

·         circa 5 kg di gesso;

·         una tavola lunga almeno un metro e mezzo e larga 25/30 cm, (io ho usato quella di una panca per addominali che ho smontato dal supporto metallico);

·         alcuni metri di velcro largo 5 cm e 10 cm;

·         una busta di plastica fine, (tipo quelle che si usano per confezionare i prodotti al banco alimentari del supermercato);

·         un cucchiaio in plastica.

Per prima cosa tagliate la base di uno dei due secchi in plastica ad una altezza di circa 15 cm dal fondo quindi, dopo aver messo sulle labbra un po' di rossetto, "baciate" l'interno del fondo del secchio. Questa procedura serve come misura  per praticare un foro esattamente all'altezza della bocca, il foro dovrà avere lo stesso diametro del tubo in plastica.

Dopo aver praticato il foro inserite il tubo all'interno dello stesso.

A questo punto poggiate il mezzo secchio su due sedie che verranno avvicinate tra loro avendo l'accortezza di far capitare il tubo che fuoriesce dal fondo tra le sedie stesse, (FOTO A) e (FOTO B).

In corrispondenza delle due sedie posizionate altre tre o quattro sedie allineate tra loro, (dipende dalla vostra statura), quindi impastate il gesso creando un impasto abbastanza liquido ed uniforme; questa operazione va fatta in un tempo relativamente breve perche il gesso indurisce velocemente.

Preventivamente praticate un piccolo foro all'altezza della bocca anche sulla busta di plastica dopo averla "indossata " per il tempo necessario.

Dopo aver versato il gesso semiliquido nel mezzo secchio, (senza riempirlo fino all'orlo!), stendetevi a pancia sotto sulle sedie allineate tra loro, infilatevi  la busta in testa facendo capitare il piccolo foro in corrispondenza della bocca, infilate l'estremità del tubo nel foro della busta, mettete la stessa estremità del tubo in bocca per respirare e schiacciate il viso nell'impasto cercando di muovervi il meno possibile per un tempo che dovrebbe variare tra i 5/10 minuti... vi avverto che anche questa non è una situazione proprio piacevole per chi ha il nostro problema...

Quando il gesso avrà tirato potete alzarvi e,  a questo punto,  avrete un calco in gesso del vostro viso, (FOTO C), io nell'impasto ho inserito anche un po' di rete per intonaci ma credo che sia del tutto superflua.

Dopo almeno un paio d'ore tirate fuori delicatamente il calco dal mezzo secchio e con un taglierino o un vecchio coltello, prestando attenzione sia a non ferirvi sia a non rompere il calco, togliete un bel po' di gesso superfluo sul retro del calco in modo di alleggerirlo, il peso finale dovrebbe aggirarsi intorno ai 3 - 3 ½ Kg quando è completamente asciutto, (FOTO D).

Ricordatevi di allargare un po' anche la zona corrispondente alla bocca e alle narici in modo da favorire la respirazione e permettere anche di inserire il manico del cucchiaio di plastica che metterete in bocca girato in sotto, simulando così il fastidio del byte che poi troverete nella vera maschera, (FOTO F). 

Ad operazione conclusa inserite il calco nel secondo secchio di plastica che preventivamente andrà sagomato in modo tale da lasciare un varco per inserire il collo, (secchio a destra della FOTO B).

A questo punto siete in possesso della vostra maschera casalinga che, grazie al suo peso, riprodurrà abbastanza fedelmente la pressione e la sensazione che proverete quando verrete bloccati sul tavolo del macchinario da quella vera.

Siete quindi pronti per affrontare la vostra prima seduta virtuale di radioterapia nella stanza di casa che più preferite.

Poggiate sul pavimento la tavola e fate capitare il velcro, già unito come da foto, nei punti corrispondenti alla fronte e alle spalle, (FOTO G) e (FOTO H);

stendetevi sulla tavola e fatevi bloccare con il velcro, dopo qualche seduta sono operazioni che riuscirete anche a fare da soli, (FOTO I);

mettete, o fatevi mettere, il secchio con il calco sulla faccia dopo avere messo in bocca il cucchiaio in plastica; durante questa fase prestate massima attenzione che il calco non scivoli via dal secchio sagomato con il rischio concreto che vi colpisca inevitabilmente il viso, (FOTO L);

io per evitare il contatto del gesso con le palpebre chiuse mettevo un fazzoletto di carta a protezione.   

Appena messa la "maschera" la prima volta ho resistito pochi secondi è dovuta intervenire mia moglie che mi ha liberato immediatamente, tanto è bastato comunque per farmi arrivare il cuore in gola in un bagno di sudore, quindi ho insistito e sono passato via via a tempi maggiori fino ad arrivare a sedute di mezz'ora, (all'inizio mi facevo bloccare anche le mani così da riprodurre fedelmente anche  la completa dipendenza da terze persone).

Dopo circa dieci giorni di allenamento casalingo sono stato chiamato dal Centro per la RM di simulazione che ho voluto fare senza sedazione, mi sono aiutato soltanto con circa 20 gocce di Lexotan prese poco prima... è stato un successo!

Tuttavia, nei giorni a seguire, mi sono allenato ancora toccando punte di 45 minuti... è veramente dura scoprire quanto possa essere lungo un così breve lasso di tempo...  

Dopo altri quindici giorni ho iniziato il ciclo adroterapico, 33 sedute da circa 25/30 minuti ciascuna, quattro o cinque volte è durata anche 40 minuti per via di problemi tecnici... non illudetevi, non è stata una passeggiata ho sofferto fino all'ultimo giorno senza mai abituarmi all'idea, ci sono stati giorni in cui sono stato sul punto di chiamare l'assistenza ma ho resistito e sono convinto che se ce l'ho fatta è stato solo  grazie all'assiduo allenamento casalingo.

Non credo che siano in molti quelli disposti ad incasinarsi il cervello con secchi, tubi, gesso ed altro ma ho voluto rendere pubblica questa mia idea perché sento che ne sarà valsa comunque la pena se riuscirò a dare una mano d'aiuto anche ad uno solo di voi.

Buona vita a tutti.

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Purtroppo clustrofobia e maschera in radioterapia non vanno affatto d’accordo... 

è un problema molto frequente ma spesso la forza dei pazienti è davvero incredibile! Ti faccio i miei complimenti e non mancherò di portarti ad esempio quando mi capiterà di dover incoraggiare un paziente impaurito!

tantissimi auguri e grazie per la testimonianza!!!!

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