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Salvatore62

Turnazione "in sesta"

4 risposte in questa discussione

Buon pomeriggio a tutti; spero vivamente che qualcuno possa aiutarmi con notizie certe o indirizzandomi a fonti di facile consultazione e certa risposta. Sono uno Specialist in Cardio Vascular Imaging ed opero presso un nosocomio campano; da qualche tempo, causa sopraggiunto personale che forza per entrare nella regolare turnazione h 24 "in quinta" (M-P-N-S-R), il mio Coordinatore vorrebbe adottare il turno "in sesta" (M-M-P-N-S-R). Molti miei Colleghi (incluso lo Scrivente) sono contrari e ne contestano la validità (per quanto, ad onor del vero, anche questa modalità di turnazione assicurerebbe la prevista regolarità dei ritmi circadiani -in senso lato- dei Collaboratori tutti). C'è, tra i frequentatori del Forum, qualcuno che possa corroborare o smentire il nostro diniego e ci articoli la motivazione?

Grazie infinite per la cortesia con la quale vorrete dar seguito a questa mia.

Salvatore62

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Capisco poco di turni però se i sindacato hanno dato l'okay a questo tipo di turnazione non credo che si possa evitarla, a meno che voi non optiate tutti insieme per un tipo di turnazione diversa altrettanto efficace

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Ciao Salvatore, se hai occasione, prendetevi il Calamendrei: Manuale di management per le professioni sanitarie.

Contiene un capitolo specifico molto interessante sulla gestione e programmazione dei turni. 

In ogni caso, cito contestualmente: le sequenze con ciclo lungo sono piu gestibili in caso di sostituzione e di cambiamento del turno, ma meno tollerate dagli operatori. 

Viceversa, le sequenze con ciclo corto sono più accettate dagli operatori, ma presentano maggiori rigidità.

 

Non ho trovato riferimenti sul bioritmo, ed inoltre la maggior parte degli esempi nel libro per la progettazione dei turni usa i "turni in sesta".

Pertanto mi sembra che il tipo di turnazione in sesta sia molto diffuso.

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in una presentazione online ho trovato questo:

Modalità di costruzione dei turni

Per riepilogare

Nella stesura dei turni di lavoro, ulteriori elementi da considerare quali raccomandazioni generali al fine di ridurre gli effetti negativi dei turni sul personale sono i seguenti:

• Consentire ai lavoratori periodi in cui siano il più possibile "liberi" dal turno notturno, alternandoli cioè con turni di lavoro a solo ciclo diurno;

• Evitare la programmazione dei turni con sequenza M-N e SN-P nello stesso giorno in quanto non consentono un completo recupero psicofisico del lavoratore e, soprattutto, perché sono in contrasto con il decreto legislativo n. 66/2003;

• Programmare un numero limitato di notti consecutive al fine di ridurre al minimo ulteriori disagi derivanti da notti successive;

• Adottare uno schema di turni che preveda cicli di sequenza il più possibile regolari;

• Limitare il numero delle ore del turno notturno: ricorrere a turni che prevedano 11 o 12 ore durante il turno notturno può rappresentare, se oltretutto vi è un notevole carico di lavoro, un elemento di ulteriore disagio per il prestatore d'opera;

• Posticipare le ore di inizio del turno del mattino. Premesso che l'orario del cambio del turno viene regolamentato a livello aziendale o se l'organizzazione lo permette, a livello di unità operativa dovrebbe avvenire, di regola, dalle 6 alle 7 al mattino. Anche l'orario del cambio degli altri turni dovrebbe avvenire rispettivamente tra le 13 e le 14 per il turno pomeridiano e tra le 20 e le 22 per il turno notturno. Tali orari sembrerebbero cadere in periodi di tempo che condizionano in misura limitata gli orari dei pasti, del sonno e del risveglio mattutino;

• Concentrare i giorni di riposo o di recupero delle ore lavorate dopo il turno notturno al fine di poter permettere il più completo recupero psicofisico del lavoratore;

• Aderire a sequenze di turni che prevedano, nelle loro rotazioni, dopo la mattina il pomeriggio e dopo il pomeriggio la notte;

• Garantire un'informazione quanto più tempestiva possibile del turno programmato, considerato che il lavoro a turni condiziona anche l'attività extra lavoro e la vita sociale del lavoratore.

 

http://www.area-c54.it/public/i principali modelli assistenziali.pdf

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