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Nimitz

Can "radiographers" report like pigeons?

2 risposte in questa discussione

Buongiorno a tutti, 

recentemente ho assistito ad un simpatico dibattito a suon di articoli su "AuntMinnieEurope.com" tra i "Radiographers" ed i medici radiologi scatenato da un articolo pubblicato su "https://www.academicradiology.org/" da Nick Woznitza, PhD, dell'Homerton University Hospital and Canterbury Christ Church University di Londra.

I passi della querelle sarebbero i seguenti :

1) Radiographers read chest x-rays as well as radiologists, reperibile qui :

2) Opinion: Radiographers must not read chest x-rays, reperibile qui

3) Only one is based on research evidence, reperibile qui

E' evidente che l'articolo 1 si riferisce ad un sistema strutturato in modo che con la dovuta formazione e con documentati risultati i radiographers vengono inseriti in un sistema che permette loro una determinata tipologia di reporting (e solo quella), un po' come insegnare a dei piccioni a refertare delle mammografie.

Risponde all'articolo 2 un esponente di una importante società Medica Italiana che, disconoscendo completamente che il suo paesello non è il mondo intero, decide in autonomia di denigrare un'intera categoria professionale europea dicendo che è inaccettabile che possano fare certe cose, dato che non hanno la stessa formazione e training curricolare dei medici, ed incalza con l'affermazione quasi ammonitiva che "da noi  invece ..." riporto testualmente :

"It should also be noted that radiographers in Italy respond to a precise definition of their responsibilities and professional skills (see e.g., positioning document of the National Federation of TSRM-PSTRP Orders, with respect to the European Euratom Directive No. 59 of 2013), which are distinct from those of the radiologists and do not include the act of reporting"

Con il terzo articolo si cerca di riportare a più miti consigli, ricordando che il sistema Italico probabilmente non è maturo o forse adeguato a certe tipologie di collaborazione, e di fatto si preferisce insultare più che cercare di capire.

Secondo il sottoscritto, ha ragione la Società Italiana a non vedere possibilità organizzative differenti da quella attuale, in fin dei conti ad una categoria che osteggia la venipuntura o la stipula di una assicurazione professionale a lei dedicata non puoi certo dare in mano la salute dei pazienti, è meglio "addestrarli" ad eseguire semplici comandi e basta (come già accade per la legislazione e linee guida italiane).

D'altro canto sbaglia a trasferire l'esperienza tutta Italica al resto del mondo, perché magari altrove non c'è la stessa chiusura e la stessa paura di perdere terreno a favore di categorie e sistemi organizzativi più efficaci, efficienti e sopratutto economici. 

In Italia si preferisce insegnare l'ecografia a qualsiasi tipo di medico (che poi la fa fare ovviamente all'infermiere) piuttosto che insegnarla ai tecnici e mantenerla astutamente in ambito radiologico. In modo analogo si preferisce che degli algoritmi informatici imparino l'antica arte della refertazione a scapito del radiologo medico piuttosto che insegnarla ai tecnici e tenerla prodigiosamente in ambito radiologico.

Nel frattempo nelle Università ...

 

 

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Quegli algoritmi di cui parli saranno sempre più presenti in radiologia. E come non biasimare chi investe in tale tipo di innovazione: sono economici (basta comprare un software e si aggiornerà da solo in seguito), veloci (non soffrono stanchezza come gli essere umani, e sono in grado di leggere 10000 radiografie in pochi secondi), e già adesso raggiungono altissimi dati di correttezza nella refertazione. Non sostituiranno il radiologo, ci mancherebbe altro, però è innegabile che, con tale strumento a disposizione, il lavoro del radiologo si sposterà dal lato di refertazione a quello di supervisione dell'operato della macchina, come è innegabile che in un ospedale X dove prima vi lavoravano 10 radiologi, ne serviranno di meno 

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